In ogni casa con dell’argento c’è un cassetto che nessuno ha voglia di aprire. Dentro, avvolta nel giornale o in niente, c’è una caffettiera diventata del colore di un temporale e un servizio di posate da pesce che ha visto l’ultima cena quando c’era ancora la lira. Qualcuno, a Natale, li vorrà in tavola. Allora: come pulire l’argento senza rovinarlo? La nostra risposta sorprende parecchi, perché riguarda soprattutto come lucidarlo di meno, non di più.
In breve
- L'annerimento è solfuro d'argento: ogni lucidatura toglie un po' di metallo, quindi conviene prevenirlo invece di eliminarlo ogni volta.
- Prima si guardano punzoni e costruzione: pezzi placcati, cavi, dorati o con legno, osso e pietre non vanno mai in acqua né nei bagni chimici.
- Si lava in acqua tiepida con detersivo delicato, si usa il panno per l'annerimento leggero e una crema specifica per quello marcato, poi si sciacqua, si asciuga e si lucida.
- Bicarbonato e stagnola funzionano ma lasciano l'argento opaco e più rapido ad annerirsi: vanno bene solo per le posate di tutti i giorni.
- Si conserva avvolto in panni antiossidanti o carta velina senza acidi, in sacchetti chiusi, lontano da elastici e giornali.
Perché l’argento diventa nero
L’annerimento non è sporco. È solfuro d’argento, una pellicola sottile e scura che si forma quando il metallo incontra i composti dello zolfo presenti nell’aria, l’idrogeno solforato prima di tutto. Impedire all’aria di farlo non si può, ma si può rallentarlo moltissimo. Le uova sono piene di zolfo, ed è per questo che un cucchiaino da uovo diventa nero in una mattina (e che i vecchi servizi hanno spesso i cucchiaini da uovo dorati). Anche gli elastici di gomma e certi feltri e lane rilasciano zolfo: un elastico dimenticato intorno a un mazzo di forchette lascia una riga scura difficilissima da togliere.
Quello che quasi nessuno sa è un’altra cosa. Ogni volta che si lucida, insieme all’annerimento se ne va un po’ d’argento. Poco, d’accordo, ma dopo un secolo di sabati mattina basta per smussare un punzone o cancellare uno stemma da un cucchiaio. I conservatori del Canadian Conservation Institute lo scrivono chiaro e tondo, e noi siamo d’accordo con loro: meglio evitare che l’argento si annerisca, e lucidarlo solo quando serve davvero.
Prima di toccarlo: argento massiccio o placcato?
Per prima cosa guardate i punzoni. L’argento sterling è segnato 925; molto argento italiano è segnato 800, accanto a una piccola losanga con una stella, il numero del fabbricante e la sigla della provincia. I pezzi placcati hanno solo un velo d’argento sopra il rame o un’altra lega, e una lucidatura energica arriva dritta al metallo rosato che c’è sotto. Poi guardate com’è fatto il pezzo. Una teiera con il manico cavo, un candelabro zavorrato all’interno, un coltello con la lama fissata nel manico con la resina, qualsiasi cosa con dorature, legno, avorio, osso o pietre: niente di tutto questo va in acqua, e niente va vicino a un bagno chimico.
E mettete i guanti di cotone. Il sale e il grasso delle dita lasciano impronte che diventano macchie, e fa un certo effetto finire un vassoio e ritrovarci sopra le proprie impronte la settimana dopo.
Dall'Academy
Come lavare, lucidare, stirare e riporre argenti, cristalli, porcellane, biancheria e tessuti pregiati senza rovinarli piano piano.
Vedete la guida: La cura delle cose prezioseCome pulire l’argento, passo per passo
1. Prima si lava
Buona parte di quello che sembra annerimento è solo sporco, vecchia pasta lucidante e i resti della cena dell’anno scorso. Lavate il pezzo in acqua tiepida con una goccia di detersivo per piatti delicato e senza profumo, con un panno morbido o uno spazzolino morbido per gli incavi, poi sciacquate (con acqua distillata se quella del rubinetto è molto calcarea) e asciugate subito con un panno di cotone. Le gocce lasciate asciugare da sole lasciano aloni. A volte basta questo.
2. Annerimento leggero: il panno
Per quella velatura giallastra che arriva dopo qualche settimana in credenza basta un panno per argento, di quelli impregnati di un lucidante finissimo: è il modo più delicato che esista. Strofinate seguendo la forma del pezzo, avanti e indietro, e non a piccoli cerchi, che lasciano dei vortici visibili ogni volta che la luce li prende.
3. Annerimento marcato: una crema delicata, con parsimonia
Per i pezzi diventati davvero bruni o neri, una crema o una pasta specifica per l’argento, mai un lucidante universale per metalli, che è troppo abrasivo. Poca crema su un panno morbido o sul cotone, una zona alla volta, poi sciacquate o togliete ogni traccia. La pasta vecchia rimasta aperta si addensa e diventa più granulosa: buttatela. E i residui che restano nei cesellati col tempo diventano verdi, soprattutto sui pezzi che hanno del rame sotto, quindi lo spazzolino morbido e il risciacquo fanno parte del lavoro, non sono un optional.
Se preferite non usare prodotti commerciali, il Canadian Conservation Institute pubblica una ricetta usata dai restauratori: carbonato di calcio precipitato (gesso precipitato, si trova in farmacia o nei negozi di prodotti chimici) impastato con acqua distillata. Deve essere precipitato, però. Il gesso macinato normale e il bianco di Spagna graffiano.
4. Sciacquare, asciugare, lucidare
Togliete i residui, asciugate bene e poi passate un panno di cotone pulito e asciutto. È quest’ultima passata a dare all’argento la sua profondità. Se la saltate, il pezzo sembra pulito ma stranamente spento.
Bicarbonato, stagnola, dentifricio e gli altri rimedi della nonna
Il famoso sistema dell’argento appoggiato sulla carta d’alluminio in acqua calda con il bicarbonato funziona, dal punto di vista chimico. È una versione casalinga di un metodo elettrochimico che usano i restauratori (con la soda, cioè il carbonato di sodio, non con il bicarbonato), e invece di togliere l’annerimento strofinando lo riconverte in argento. Il problema è il risultato: lascia una superficie piatta, un po’ opaca, entra in ogni fessura, e i pezzi trattati così tendono ad annerirsi di nuovo più in fretta. Su delle posate di tutti i giorni, in caso di emergenza, lo usiamo anche noi. Su un pezzo antico, cavo, dorato o con un manico che non sia di metallo, mai.
I bagni chimici, i barattoli in cui si immerge la forchetta, sono rapidi e aggressivi. Se proprio servono, applicateli sulla macchia con un bastoncino di cotone invece di immergere tutto il pezzo, sciacquate bene e teneteli lontani da qualsiasi oggetto cavo o con legno, osso o pietre. Il dentifricio è un abrasivo e graffia. Limone e aceto sono acidi: lasciateli in cucina, dove servono.
E la lavastoviglie? Noi l’argento non ce lo mettiamo. I detersivi sono aggressivi, e l’argento a contatto con l’acciaio inox nel cestello può uscire con delle macchie scure che poi richiedono una lucidatura vera. Meglio lavarlo a mano subito dopo il pasto, prima che uova e sale abbiano il tempo di lavorarci sopra.
Come conservare l’argento perché resti pulito
Qui sta il vero risparmio. Un pezzo conservato bene può andare avanti mesi, a volte più di un anno, senza bisogno d’altro che di una passata di panno.
Avvolgete ogni pezzo in un panno antiossidante per argento, di quelli impregnati di particelle d’argento che assorbono lo zolfo prima che arrivi al vostro: i conservatori canadesi li indicano come particolarmente efficaci. Va bene anche la carta velina senza acidi e senza zolfo, dentro un sacchetto di polietilene ben chiuso. In un armadio o in una vetrina aggiungete del gel di silice per tenere l’aria asciutta e del carbone attivo (o le apposite strisce antiossidanti) per assorbire i gas, e cambiateli con regolarità. Da evitare: il giornale, gli elastici e quelle vecchie scatole foderate di feltro che sanno vagamente di uovo.
Laccare l’argento per tenerlo lucido sembra un’ottima idea, e i conservatori in genere lo sconsigliano sui pezzi che si usano. Uno strato irregolare o graffiato lascia passare l’annerimento a chiazze, e poi la lacca va tolta prima di poter fare qualsiasi altra cosa.
Una routine per l’argento in una casa che lo usa
Nelle case che seguiamo, l’argento d’uso quotidiano si lava a mano dopo ogni pasto e si asciuga subito. Una volta alla settimana gli si passa il panno per argento. I pezzi per una cena formale escono due giorni prima, mai la mattina stessa, così che l’eventuale lucidatura si possa fare con calma e controllare; il resto del calendario lo trovate in come organizzare una cena a casa, e la tavola in come apparecchiare la tavola.
Due volte l’anno si conta tutto, pezzo per pezzo, contro l’inventario. In una casa i pezzi spariscono, quasi sempre in buona fede (un cucchiaino nel beauty di un ospite, una forchetta in giardino), e se nessuno conta nessuno se ne accorge, fino al Natale in cui il servizio è incompleto di due. Quando la casa chiude per la stagione, l’argento si lava, si asciuga, si avvolge e si ripone prima di tutto il resto; l’ordine in cui lo facciamo è in come chiudere la casa delle vacanze.
Argento, cristallo, porcellana e biancheria hanno ciascuno il proprio capitolo, con un programma settimanale da consegnare al personale, nella guida La cura delle cose preziose. Se preferite che inventari e routine li teniamo noi, fa parte della nostra gestione della casa. In ogni caso, raccontateci la vostra casa.
Domande
Si può mettere l'argento in lavastoviglie?
Noi non lo facciamo. I detersivi sono aggressivi e l'argento a contatto con l'acciaio inox nel cestello può macchiarsi di scuro. Meglio lavarlo a mano subito dopo il pasto e asciugarlo subito.
Bicarbonato e carta stagnola rovinano l'argento?
Riconvertono chimicamente l'annerimento invece di toglierlo strofinando, ma lasciano una superficie opaca e i pezzi si anneriscono di nuovo più in fretta. Vanno bene per le posate di tutti i giorni, non per pezzi antichi, cavi, dorati o con manici non metallici.
Il dentifricio pulisce l'argento?
Sì, ma è un abrasivo e lo graffia. Meglio un panno per argento o una crema specifica, usata con parsimonia.
Come si conserva l'argento perché non si annerisca?
Avvolto in panni impregnati di particelle d'argento, o in carta velina senza acidi dentro sacchetti di polietilene chiusi, con gel di silice e carbone attivo nell'armadio. Niente elastici, giornali o vecchi feltri.
Scriviamo il Journal dal nostro lavoro nelle case private in Italia e in Svizzera. Ogni casa ha le sue regole: prendete ciò che si adatta alla vostra e chiedeteci il resto.
Liorènne House
Gestiamo la casa e ne fissiamo le routine, compresa la cura di argenti, cristalli e biancheria, con il vostro personale.
Fonti
Una visita
Due giorni in casa
Una visita, una diagnosi onesta e un House Book scritto, perché la casa funzioni bene con noi o senza di noi.
Chiedere una visita





