I colloqui nelle case private sono piccoli riti un po’ strani. Di solito c’è un tavolo di cucina, una moka, e un membro della famiglia che non ha mai assunto nessuno in vita sua, seduto di fronte a una persona sconosciuta che presto potrebbe avere le chiavi di casa, i nomi dei bambini e il codice del cancello. Sotto pressione si pesca da quello che si ricorda dei propri colloqui di lavoro, ed ecco arrivare il classico “dove si vede fra cinque anni?”, che non dice assolutamente nulla su come quella persona gestirà l’armadio della biancheria o su quanto saprà tacere di chi è venuto a cena. Le domande per il colloquio di una colf, di una governante o di un maggiordomo che valgono qualcosa riguardano il lavoro, questa casa in particolare, e quei piccoli momenti rivelatori in cui una persona davvero brava fa qualcosa che a una media non verrebbe in mente.
In breve
- Prima del colloquio scrivete il lavoro: cosa si fa in un giorno qualsiasi, orario, convivenza, lingue, patente e le poche cose non negoziabili, più quello che offrite.
- Fate a tutti le stesse domande, e concrete: l'ultima casa in cui la persona ha lavorato, come preparerebbe una camera per un ospite, come organizzerebbe una settimana con ospiti.
- La riservatezza si vede da come si parla dei datori di lavoro precedenti; chiedete anche come risponderebbe a un vicino o a un giornalista, e cosa pubblica sui social.
- Niente domande su matrimonio, figli, gravidanza, religione, politica o salute: chiedete invece se la persona può rispettare i requisiti reali del lavoro.
- Telefonate voi ai referenti, pagate la giornata di prova e usate il periodo di prova: in Italia 8 o 30 giorni di lavoro effettivo per iscritto, in Svizzera il primo mese.
Prima di sedersi
Scrivete il lavoro. Basta una pagina, e per favore che non sembri un annuncio. Cosa farà davvero in un martedì qualsiasi. Orario, riposi, se è convivente. Lingue. Patente. Poi le due o tre cose su cui non siete disposti a cedere, mai. E scrivete anche cosa offrite, perché le persone brave lo chiedono, e “vedremo” non fa una bella impressione a nessuno. Se avete dubbi sulla cifra, minimi e retribuzioni di mercato sono nel nostro articolo sugli stipendi del personale domestico in Italia e in Svizzera; se non siete sicuri di quale ruolo vi serva, cosa fa un house manager mette in ordine i titoli.
Noi sceglieremmo anche le domande in anticipo, e le faremmo uguali a tutti, più o meno nello stesso ordine. Sì, al tavolo di cucina sembra un po’ rigido. Ma una settimana dopo, quando tre conversazioni si sono fuse in una sola nella memoria, è l’unico modo onesto di confrontare le persone, e ha il piacevole effetto collaterale di tenervi lontani dalle domande che non si possono fare.
Domande sul lavoro
Il nostro modo preferito di cominciare è chiedere di raccontarci, per bene, l’ultima casa in cui la persona ha lavorato: quanto era grande, quanti erano in famiglia, chi altro c’era nella squadra e quali parti erano sue. Vale più di qualsiasi curriculum. In un paio di minuti di solito si sente se quella casa l’ha mandata avanti o ci è solo passata. Poi fatevi accompagnare in qualcosa di concreto, piano, come se non l’aveste mai visto fare. Preparare una camera per un ospite che atterra stasera alle nove, per esempio. Oppure cosa succede all’argenteria dopo una cena per dodici, o come organizzerebbe una settimana in cui la famiglia arriva giovedì e gli ospiti sabato.
Il dettaglio è quello che state ascoltando. Chi ha fatto davvero questo lavoro non riesce a trattenersi, e saltano fuori la caraffa d’acqua sul comodino, la carta nei cassetti, la lista attaccata dentro l’anta della dispensa. Chi non l’ha fatto resta sul vago, gentilmente.
Con i ruoli più alti andiamo a cercare il giudizio. Un fornitore che l’ha lasciata a piedi il giorno prima di qualcosa di importante, e cosa ha fatto. Un collega nuovo che non era all’altezza. La prima cosa che cambierebbe in una casa che va avanti allo stesso modo da vent’anni. Nessuna di queste ha una risposta giusta, ed è proprio questo il punto. Cercate qualcuno che resta calmo, ammette cosa è andato storto e non passa dieci minuti a dare la colpa al fiorista.
Dall'Academy
Ruoli, stipendi, contratti, CV e colloqui per lavorare nelle case private in Europa, scritta da una coppia che fa questo lavoro.
Vedete la guida: Lavorare nelle case privateDomande sulla riservatezza
La riservatezza è terribilmente difficile da verificare in un colloquio, e la prova migliore di solito arriva senza che la chiediate. Ascoltate come la persona parla dei datori di lavoro precedenti. Chi vi racconta con allegria, e con dovizia di particolari, la famiglia famosa da cui ha appena lasciato il servizio, un giorno racconterà la vostra a qualcun altro. Una persona brava parla del lavoro e lascia fuori le persone, e se insistete si mette un po’ a disagio.
Chiederlo direttamente comunque conviene. Cosa risponderebbe se un vicino, o un giornalista, le chiedesse per chi lavora? Cosa pubblica sui social, e una foto scattata dentro la casa di un cliente potrebbe mai finire sul suo telefono, figuriamoci su internet? Ha già firmato accordi di riservatezza, e cosa ne pensa? Nessuno si aspetta un discorso preparato. Sperate in qualcuno per cui le risposte sono quasi ovvie.
Le domande da non fare
È qui che inciampano anche le famiglie più per bene. Il codice delle pari opportunità vieta qualsiasi discriminazione nell’accesso al lavoro, qualunque sia il settore, e precisa che vale anche quando avviene facendo riferimento allo stato matrimoniale, alla situazione familiare o alla gravidanza. Quindi niente matrimoni in vista, niente figli, niente “pensa di allargare la famiglia?”, e nulla che riguardi religione o politica. Lo stesso vale per la salute, che per il GDPR è una categoria particolare di dati: nel Regno Unito l’Acas raccomanda di lasciarla fuori dal colloquio fino a quando non c’è un’offerta sul tavolo, salvo pochi casi stretti, ed è un criterio sensato anche da noi.
Quando il lavoro chiede davvero qualcosa alle persone, chiedete quello. Due fine settimana al mese e quindici giorni nella casa in montagna ogni febbraio: le va bene? Fatelo a tutti, e avrete la risposta che vi serviva, senza imbarazzi.
Le referenze, fatte bene
Le referenze, nel nostro mondo, sono quasi sempre lettere gentili e brevi che non dicono quasi niente. Prendete il telefono. Parlate con il datore di lavoro o con chi dirigeva la casa, e quando potete cercate il numero da soli invece di chiamare quello scritto sotto la firma (una piccola precauzione, e non costa nulla). Poi domande semplici: le date, il ruolo, in cosa era bravissima, cosa le riusciva difficile, perché se n’è andata. E la domanda che conta più di tutte: la riassumerebbe? Ascoltate la pausa prima della risposta, spesso è la parte più sincera della telefonata. Al momento dell’assunzione, in Italia il contratto nazionale prevede che il lavoratore presenti i documenti di lavoro e un documento d’identità valido, e chi viene da fuori dell’Unione europea può essere assunto solo con un permesso di soggiorno valido per lavorare: un motivo in più per tenere una lista di controllo scritta per ogni assunzione.
La giornata di prova e il periodo di prova
Vedere qualcuno lavorare batte qualsiasi altra cosa. Datele una giornata in casa, pagata, con qualcosa di vero da fare, una camera da preparare o una tavola da apparecchiare per il pranzo o una mattina al seguito di chi dirige la casa, e all’ora del tè saprete più di quanto tre colloqui avrebbero potuto dirvi. Pagatela, davvero. E organizzate la giornata, perché nessuno resti a vagare per i corridoi senza sapere cosa fare, e alla fine chiedete a chi ha lavorato accanto a lei cosa ne pensa.
Il periodo di prova viene dopo l’assunzione, ed è un’altra cosa, con le sue regole. Il contratto nazionale del lavoro domestico lo fissa in otto giorni di lavoro effettivo per la maggior parte dei rapporti non conviventi e in trenta per i conviventi e per i livelli D e D super, retribuito, e vale solo se risulta per iscritto. In Svizzera il Codice delle obbligazioni considera periodo di prova il primo mese, salvo accordi scritti diversi, con sette giorni di disdetta per entrambe le parti, e non può superare i tre mesi. Usato bene, è uno sguardo vero l’uno sull’altro, con il House Book e le routine, prima che entrambi si impegnino.
The Household Employer’s Kit vi accompagna nell’intero percorso per l’Italia e la Svizzera, e fra i suoi diciotto modelli ci sono le domande di colloquio per ogni ruolo, una scheda di valutazione, un modulo per le referenze, il piano della giornata di prova e una lista per l’inserimento. Se siete dall’altra parte del tavolo, Lavorare nelle case private racconta colloqui e giornate di prova dal punto di vista di chi si candida. Quando la persona nuova ha cominciato, è il manuale della casa a farle superare le prime due settimane. E per qualsiasi altra cosa, scriveteci.
Domande
Quali domande fare al colloquio con una colf o una governante?
Domande concrete sul lavoro: l'ultima casa in cui ha lavorato e cosa era suo da gestire, come preparerebbe una camera per un ospite in arrivo la sera, cosa fa con l'argenteria dopo una cena, come organizzerebbe una settimana con ospiti. Aggiungete domande sul giudizio e sulla riservatezza, uguali per tutti i candidati.
Quali domande non si possono fare a un colloquio di lavoro domestico?
Il codice delle pari opportunità vieta le discriminazioni nell'accesso al lavoro, anche quando passano dal riferimento allo stato matrimoniale, alla famiglia o alla gravidanza. Evitate quindi domande su matrimonio, figli, gravidanza, religione, politica e salute, e chiedete invece se la persona può svolgere il lavoro richiesto.
Quanto dura il periodo di prova di una colf?
Secondo il CCNL del lavoro domestico, 30 giorni di lavoro effettivo per i conviventi e per i livelli D e D super, 8 giorni di lavoro effettivo negli altri casi. È retribuito e vale solo se risulta da atto scritto.
Come funziona il periodo di prova in Svizzera?
Secondo il Codice delle obbligazioni, il periodo di prova è il primo mese di lavoro salvo accordi scritti diversi, con sette giorni di disdetta per entrambe le parti, e non può superare i tre mesi.
Scriviamo il Journal dal nostro lavoro nelle case private in Italia e in Svizzera. Ogni casa ha le sue regole: prendete ciò che si adatta alla vostra e chiedeteci il resto.
Liorènne House
Per house manager, estate manager, maggiordomi, chef e coppie: le guide dell'Academy già adesso, e il Registro Liorènne quando aprirà, paese per paese.
Fonti
- Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006), articolo 27
- Assindatcolf, CCNL lavoro domestico 2025–2028, testo integrale (artt. 4 e 12, documenti di lavoro e periodo di prova)
- Codice delle obbligazioni svizzero (RS 220), articolo 335b, periodo di prova
- Acas, Following discrimination law: recruitment
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